SALITA AL BREITHORN OCCIDENTALE
04 Agosto 2014
Km percorsi = 12
Dislivello + = 780 mt
Dislivello - = 1300 mt
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La strada fatta |
La notte passa veloce a
3450mt. Nonostante le escursioni termiche della camerata, e i ripetuti risvegli
dovuti ai movimenti degli altri occupanti della camerata, riesco comunque a
dormire sufficientemente (quindi veramente poco), quel tanto che basta per
ricordare distintamente di aver sognato il mio Dario.
Dicevo delle escursioni
termiche: troppo piccola la camerata per dormirci in cinque, e, infatti, a una
cert’ora mi sveglio completamente fradicio di sudore. Anche lo spagnolo che
dormiva vicino alla finestra, ma come tutti del resto, deve aver patito un gran
caldo, e decide di socchiudere la finestra. Della cosa me ne accorgerò perché,
dopo un altro lasso di tempo, mi risveglio ma stavolta con una spalla gelata e
con uno spiffero che, dallo spiraglio di porta, mi arriva dritto in fronte. Ok
per la finestra, ma se sta aperta anche la porta, domattina troveranno cinque
ghiaccioli sui letti, meglio richiuderla. Alle 5.00, come previsto, un
trambusto generale invade il piano superiore del rifugio: tutti in piedi.
Facile a dirlo, più difficile a farsi. Sembra come se fosse stato impartito
l’ordine di evacuazione a una nave che sta affondando in piena notte. Sento che
Lorenzo mi dice a più riprese che non ha mai praticamente dormito, mentre rannicchiato come sono, cerco di sbrigare più cose possibili senza scendere da
letto, tanto è inutile, tutti non ci staremmo in piedi. Quando escono gli spagnoli, mi
rendo conto che anch’io sono praticamente pronto, mi basta solo andare in
bagno, che essendo uno solo, necessita di una buona fila. La buona notizia
viene dagli scarponi che, rispetto a ieri, sono relativamente asciutti.
E' una foto o una cartolina??....è il Cervino, finalmente !! |
Scendiamo
per la colazione e qualcuno è già fuori per gli ultimi preparativi prima della
partenza. La colazione è abbondante come sempre e a base del classico pane,
burro e marmellata. C’è un gran trambusto anche sotto ma me ne accorgo
minimamente, sono già lì che penso a quando, fra poche decine di minuti, sarò a
mordere la neve gelata con la punta dei ramponi. La giornata è un premio alle
nostre fatiche sin qui fatte: semplicemente favolosa. Non una nuvola nel cielo
azzurro, e le punte dei 4000 svizzeri che dalla finestra del rifugio si fanno
già vedere ostentando la loro grandezza. Finita la colazione e belli pronti e
vestiti, salutiamo Erik (“ancora qui siete??”) e usciamo per i preparativi
finali.
Le prime carovane di persone sono già lontane in direzione del Colle
del Breithorn, fuori ci sono solo gli spagnoli e un gruppo d’italiani che
stanno ascoltando le ultime raccomandazioni del loro puntiglioso istruttore.
Sia io che Lorenzo non ci scambiamo una parola e ognuno completa le operazioni
con i ramponi, con l’imbragatura, quindi, stesa per terra, la legatura della
corda, con i nodi ad otto che prendono magicamente forma senza alcun indugio.
Ci guardiamo un attimo intorno, non rimane che partire! Gps acceso, foto
ricordo fatta, via!
Ci incamminiamo ai margini della pista da sci ma ben presto
siamo già catturati, alle nostre spalle, dalla spettacolare visione della
montagna più desiderata da l’inizio del tour: il Cervino! Finalmente lo
possiamo vedere in tutta la sua maestosità, nel cielo finalmente terso dopo mattinate
quasi sempre nuvolose.
Poco dopo la partenza, Il Cervino bussa alle spalle |
L'immensa distesa del Plateau Rosà e in alto il Colle del Breithorn, |
Dopo poche centinaia di metri, mi accorgo però che i
miei ramponi sono mal regolati in lunghezza, o meglio, la conformazione del
tallone dei miei scarponi fa si che scivolino indietro rispetto al rampone,
rischiando così di farmi uscire completamente il puntale anteriore dalla sede
del rampone stesso. Per un po’ continuo cercando di spingere nuovamente in
avanti lo scarpone, ma certamente così non può andare, quando arriveremo alle
salite vere e proprie. Quindi urge una perentoria regolazione che dovrò
comunque perfezionare più tardi. Di lì a poco, attraversata
la pista da sci da dove già sfrecciano a tutto gas i primi sciatori, comincia
lo strappo di salita che rapidamente ci porta dai 3500 ai 3600mt. Per me è una piacevole scoperta, perché davvero non sento il minimo affanno.
Il Monte Bianco |
Mi trovo ai miei limiti mai
finora superati, e non sento davvero la minima fatica. La cosa mi rinfranca
perche sento che così potrò arrivare tranquillamente alla soglia dei 4000 tanto
desiderati. Lorenzo spesso si rammarica oltremisura sul fatto che mi stia rallentando, e non so
davvero trovare il modo per fargli capire che della cosa non me ne importa un
fico secco: siamo qui, tutti e due insieme, e andremo lassù insieme, come previsto,
com’è giusto che sia, e come giustamente debba essere fatta la cosa. La salita
verso il colle del Breithorn prosegue, dopo il tunnel, in lieve salita, che da
una leggera tregua; in questo tratto, finalmente, lancio un grido di esultanza
a Lorenzo: il Mago, a 3700mt, ha ufficialmente superato il proprio record di
altitudine, ferma dal 2012 ai 3645mt del Monte Vioz. Con un ultimo strappo di
circa trecento metri, dopo aver raggiunto e superato i greci e i croati, scolliniamo
a quota 3800mt, e finalmente abbiamo davanti ai nostri occhi il Breithorn
Occidentale. E’ una postazione fantastica: si vede in lontananza a ovest il
colosso del Monte Bianco, a sudovest il Gran Paradiso, a est, di fronte a noi,
le punte del Monte Rosa con le avanguardie Polluce e Castore, da nordest a
nordovest, molte delle splendide montagne già contemplate nei giorni passati e
ora riviste da una prospettiva invidiabile; e infine, a chiudere, come un buon
attore protagonista, il Cervino.
I due fratellini Cervino uno fianco all'altro |
Gran Paradiso e Emilius |
Scattate un po’ di foto, soprattutto quelle
dentro la testa, riprendiamo il cammino ora molto rilassante, immersi nel mare
bianco dei Ghiacciaio della Verra. I riverberi della neve sotto la luce del
sole del mattino sembrano rincorrersi, visto con le lenti degli occhiali da
sole; non mi sembra vero di essere davvero qui. Dopo aver letto un sacco di
recensioni di altre persone, adesso sono qui a vivere di persona la mia
recensione. Mentre dentro di me discorro su questi pensieri, siamo alla base
del fungo ghiacciato del Breithorn.
Durante l'attraversamento del Ghiacciaio della Verra |
Davanti a noi salgono una cordata di cinque
persone, tutti con i bastoncini; il capocordata è una guida alpina, quindi
propongo a Lorenzo di fare come loro e seguirli a ruota, giacché sono gli unici
che decidono di salire con il taglio diagonale da destra verso sinistra, tutti
gli altri che vediamo avanti si dirigono invece verso il versante orientale del
monte.
Comincia il tratto di salita più duro |
Comincia quindi il tratto più duro, più difficile ma anche più
esaltante dell’intera salita al Breithorn: camminare di taglio su un pendio
ghiacciato che non scende mai sotto il 35% di pendenza, è un’esperienza nuova,
ma tanto desiderata, ed ho proprio la sensazione di viverla in maniera molto
naturale, confidenziale. Mi sento a mio agio, certo, stiamo pur sempre parlando
del più facile dei 4000 per antonomasia, e il gran numero delle persone che lo
affrontano lo sta testimoniando, ma in ogni caso l'attività qui svolta ha un
solo e inequivocabile nome: alpinismo. A un certo punto, a
circa meta del taglio diagonale più lungo, mi volto e gli lancio un grido di
esultanza: il Mago ha superato i 4000mt, e l'emozione è resa forte dal fatto
che dei temuti affanni, nemmeno l'ombra. Cominciamo anche a incontrare le prime
persone che, già in vetta, riscendono dal nostro versante di salita, alzo lo
sguardo e siamo all'ultima svolta, siamo tremendamente vicini alla vetta.
Lorenzo fa un ultimo meritato sforzo nel tratto finale, e finalmente, alle 9.28,
metto i piedi nell'ampio nevaio sommitale, che troviamo molto affollato.
E' fatta!! In vetta al Breithorn Occidentale!! |
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Grande Lorenzo!!! |
La
soddisfazione è tanta, ci congratuliamo a vicenda e ci appostiamo in una zona più
centrale per il consueto valzer delle foto e dei video. Lo spettacolo agli
occhi, bellissimo: finalmente, dopo aver letto innumerevoli recensioni, adesso
sono qui a vivere in presa diretta la mia. La cosa più impressionante è il
Monte Rosa, ma anche le dimensioni del sottostante bacino glaciale che abbiamo
attraversato, della fila di formichine che ordinatamente vanno avanti e
indietro in quest’oceano bianco. Fino a poche decine di minuti fa, eravamo
anche noi delle formichine come quelle, quassù invece ci si sente dei giganti.
Impressionante il Monte Rosa |
Il Cervino dal Breithorn |
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Da sx: Dente Blanche, Zinalrothorn, Weisshorn. Si intravede anche Zermatt e la Mattertall |
L'intera salita, svolta in 2,5 h in luogo delle canoniche 3-3,5 è anche un
altro motivo d'orgoglio, un cumulativo di premio dopo una settimana di fatiche.
Il vento soffia molto forte in vetta, al punto che non possiamo attardare di
troppo la discesa, le mani, senza guanti per le foto, in un attimo gelano.
Suggerisco pero a Lorenzo di posare un bastone e scendere con la piccozza in
mano, per avere un appoggio più sicuro. Attendo solo ancora qualche attimo,
perche tutti stanno scendendo insieme e cosi, per pochi minuti, abbiamo il
privilegio di trovarci praticamente da soli in vetta, che fa tutto un altro
effetto... Saluto quindi le montagne guardandole stavolta negli occhi, e
riprendiamo per la stessa via di salita.
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Dalla cresta sommitale si riprende la discesa |
Durante una pausa nella ripida discesa |
Dopo la prima svolta, sembra ci sia un
ingorgo: la fila di persone che adesso dobbiamo "schivare" è pressoché
uniforme e fra queste ritroviamo il gruppo dei croati. Davanti a noi ci sono
degli spagnoli che vanno tremendamente lenti, e siccome un piede mi sta
gelando, decido di fare un taglio diretto in discesa. In breve ci ritroviamo
nuovamente a quota 3900, dove possiamo fare una pausa, toglierci la corda che a
questo punto sappiamo non essere più utile, e per un po’, ora senza più vento e
al caldo del sole, voltarci e rifare mente locale su dove eravamo poco prima.
Ora che le ultime tensioni si sono sciolte, è il momento dell'euforia tipica di
ogni grande o piccolo successo.
MagoZichele "firma" il Ghiacciaio della Verra |
Ritroviamo anche il gruppo degli spagnoli con
cui abbiamo condiviso la camerata, stranamente e tremendamente attardati,
ancora sulla via di salita. Il rientro al rifugio avviene senza problemi ma con
l'orecchio sempre teso, nel Plateau Rosà, per lo sfrecciare dei numerosi
sciatori. Lorenzo mi confessa che per effetto della stanchezza non sente la fame, mentre io mi vedo già nel
rituale celebrativo, con le gambe sotto il tavolo.
Eccolo il Breithorn, fotografato al ritorno con la lunga scia di persone che lo salgono |
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Il grande comprensorio sciistico del Plateau Rosà |
Al rifugio molto affollato
ci togliamo la ferraglia di dosso e recuperata la nostra roba, ordino un bel
piatto di spaghetti e una corposa Weize. Rientra anche uno scialpinista partito
stamani dal rifugio, anche lui diretto al Breithorn, che ha disceso sciando.
Con lui intavolo una piacevole conversazione filosofeggiando sulle nostre amate
montagne, e si rivelerà una gran persona. Nella chat di whatsapp con gli amici
e parenti, fioccano le esultanze e le foto. Ritroviamo anche Erik, piuttosto
indaffarato ma che non ci nega una foto ricordo e lo ringrazio, perche nel suo
lavoro secondo me ci sa fare e a suo modo, anche lui, con un'accoglienza e un
supporto impeccabile, ha dato il suo piccolo contributo al nostro successo.
Foto ricordo con Erik |
In
una funivia molto affollata, che simbolicamente ci accomiata dalla regale
solitudine di queste montagne e ci riporta nella mischia, scendiamo fino a Plan
Maison per fare l'ultimo tratto a piedi. Ho cosi modo di chiamare Alessandra,
di sentire il mio piccolo Dario, e di esultare successivamente con l'amico Lele
Mora, confidandogli euforicamente le mie impressioni dopo questa nuova esperienza
del Mago! Lorenzo, più avanti, mi aspetta alle porte di Cervinia, con già in
testa una bella doccia e soprattutto la pizza che ci siamo ripromessi per cena.
Si attraversa quindi lo sciccoso viale di Cervinia ed eccoci di nuovo all'hotel
Grivola. In poco tempo riusciamo a trovare una sistemazione per i prossimi due
giorni in un ottimo b&b a Champoluc, in Val d'Ayas, perfetta base di
partenza per il 6 mattina, quando ci incontreremo con gli amici Lele ed Enea.
Poi, quando usciamo per la cena, un'immancabile pioggerella ci fa compagnia
fino alla pizzeria, dove finalmente si festeggia a dovere ricordando questa
giornata. Per domani, dopo incertezze iniziali, si decide di percorrere a
ritroso il sentiero per il rifugio Perucca-Vuillermoz, che avremmo trovato nel
naturale svolgimento del Tour del Cervino, arrivando dal rif. Prarayer. E
magari ci scappa anche una salita ai lì vicini Col de Vaufrede e Mont Rous,
alla ricerca di qualche foto da sogno sulla Valtournenche. L'AVM2014 volge al termine in un crescendo di emozioni, com'è giusto che sia,
come il Mago sognava!!
- MagoZichele -
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