O come mai questo blog??

Dal 2011 mi sono dato all'escursionismo, un modo alla fin fine più semplice e diretto per stare a contatto con la natura. Del resto, come potete vedere qui a fianco, già da piccolo ero un in-tenditore in materia..eheh. Certo, c'è (o c'era, visto che ormai da più di un anno non la pratico più..) anche la pesca, come per qualcun altro può esserci la caccia, o la raccolta funghi ecc., ma quasi tutte in comune hanno secondo me un grosso limite: il fatto di considerare la natura come un "veicolo" per il raggiungimento di un certo grado di soddisfazione, e non essa stessa il fine. In un certo senso, è come se debba esserci sempre un profitto finale. Le escursioni invece non sono nient'altro che il sano desiderio di passare un po' di tempo immersi nella nostra natura, osservarla, e basta.

martedì 12 giugno 2012

Gran Tour dei Poggi di Prata


Lunghezza = 17 km
Durata = 3 h 30 m
Difficoltà = media/difficile


Questa escursione dalla durata medio/lunga, è una sorta di “the best of” su quanto possano offrire i Poggi di Prata e la rispettiva Riserva Naturale. Con un dislivello+ di quasi 1000mt. e una lunghezza di tutto rispetto, l’escursione è da considerarsi di buona difficoltà, soprattutto per la presenza di alcuni ripidi passaggi in zone boscose, anche significativamente. Verremo comunque ripagati da bellissimi panorami dalle vette dei Poggi, così come dalla variegata presenza della vegetazione che cambia più volte scenario, passando dai cerri e dalle querce, ai castagni, alla macchia mediterranea. Se saremo fortunati (e silenziosi), non mancherà sicuramente l’incontro con caprioli, daini e cinghiali, che dominano letteralmente queste zone. La cartografia utilizzata è la Carta Escursionistica delle Colline Metallifere edita dall’omonima Comunità Montana, anche se va detto che non tutti i sentieri, soprattutto quelli secondari e non segnati, sono ivi riportati.

Clicca per ingrandire e scaricare il percorso [in blu il percorso]*

Da Prata, al Pianello, prendiamo sulla destra la strada asfaltata che sale verso il cimitero. Ben presto la strada diventa sterrata (sentiero n.30) e, dopo il podere La Serrata, continuiamo sulla destra sulla strada che ora prende la numerazione 27. Prima di arrivare alla Casa Rosa, ovvero un bivio in corrispondenza di una fonte, guardando a destra avremo una bella visuale sul Monte Sassoforte.

Non è raro fare incontri inaspettati...
Arrivati alla Casa Rosa svoltiamo a destra e proseguiamo sulla sterrata, superando uno ad uno alcuni annessi agricoli ben curati, tra cui il Podere Santa Cristina. Arrivati infine alla Casetta Papi, lasciamo il sentiero 27 e svoltiamo a sinistra in discesa, per poi deviare ancora a destra poche decine di metri dopo, scavalcando una catena di ferro. Sempre in discesa, raggiungiamo una spianata con un orto a destra e un ampio campo a sinistra. Dove finisce la recinzione, entriamo nel campo e arriviamo fino al suo restringimento finale, costeggiando la macchia sulla nostra destra.

Il sentiero verso il fosso delle Fate
Il guado sul fosso
Da adesso, è bene osservare la traccia gps, perché il percorso da seguire non è molto visibile, ed è paragonabile in alcuni tratti a semplici stradelli formati dall’andirivieni della fauna. Usciti in fondo al campo andiamo a sinistra salendo leggermente ma tenendoci sulla destra del piccolo dosso. Passiamo a fianco di alcune piante seguendo l’esile traccia di sentiero, finché arriveremo in una sorta di terrazzino dove, sotto di noi, si trova un vecchio ma largo sentiero, facilmente percorribile. Scendiamo in qualche modo il breve costone del terrazzino e prendiamo questo sentiero in discesa, verso sinistra. Da adesso in poi seguiamo sempre questo sentiero continuando sempre a scendere e mantenendoci prevalentemente sulla destra. Mano a mano che scenderemo il sentiero assume più l’aspetto di un fosso, numerosi saranno gli alberi e rami da dover scavalcare. Infine, quando il sentiero si farà più pianeggiante, avremo la sensazione di non avere altre vie di cammino. A questo punto, seguendo la traccia gps, rompiamo gli indugi e, scansando qualche frasca, continuiamo a scendere cercando per quanto possibile di guadagnare gli spazi più liberi da vegetazione. In questo modo arriveremo, inaspettatamente, al fosso delle Fate. Se abbiamo seguito fedelmente la traccia gps, dovremo adesso costeggiarlo e discenderlo un po’ tenendocelo alla nostra sinistra. Arriveremo dopo poche decine di metri alla confluenza con  il fosso delle Tofanacce, proveniente da destra. Noi dobbiamo adesso guadare il fosso e portarci sull’altra sponda, dove troveremo uno stradello più battuto e intuitivo. Seguendo questo nuovo stradello, con il fosso ora alla nostra destra, arriveremo infine al ponte in legno che guada il Torrente Mersino. Possiamo tirare il fiato; anche se in discesa, abbiamo terminato un tratto reso difficoltoso dalla vegetazione e dalle esili tracce da seguire. Al di là del guado, uno splendido castagneto ci accoglie, alle pendici del Poggiaccio, che adesso dovremo risalire. Non è raro che, quaggiù, un capriolo vi accolga infastidito con il suo tipico bramito.

Il ponte per guadare il Torrente Mersino
Risaliamo il vecchio sentiero in decisa salita, scavalcando i grossi tronchi di castagno che presumibilmente sono stati messi di proposito in mezzo alla via. Si tratta di una salita impegnativa, ma molto bella, immersa nei castagni, poi, quando la pendenza diminuisce, usciamo dal castagneto e proseguiamo comunque in salita fino ai grossi ruderi del podere Vincenzini. Siamo già, a questo punto, alle pendici del Poggio di Montieri, che ci sovrasta. Poco dopo il podere Vincenzini, stiamo attenti a prendere un piccolo stradello nella macchia sulla sinistra; in alternativa, continuando a salire andremo fuori percorso, verso la Casetta Parigi a ridosso del poggio di Montieri. Questo stradello poco battuto invece, rimanendo in quota e superando un fosso, ci porterà verso il podere Labirinto, e successivamente al bellissimo podere Campochinandoli. Dal podere Labirinto, prendiamo la larga strada sterrata, e dopo il superamento di un altro fosso, lasciamo la sterrata per un piccolo stradello sottostante, sulla sinistra, indicativamente al km 5,5. Così facendo arriveremo a monte del podere Campochinandoli, bellissimo, con una piscina di fronte e un terrazzo naturale con vista sul Poggione di Prata. Prendiamo la sterrata che porta in uscita dal podere e risaliamo fino alla confluenza con l’altra sterrata proveniente da Labirinto. Noi proseguiamo a dritto, superiamo l’altro bellissimo podere Fonte Barletti e saliamo leggermente fino ad un incrocio con il sentiero numerato 30. A destra si va verso il Poggio di Montieri, a sinistra ritorniamo verso i Poggi di Prata.

Il Troscione, capanna sociale CAI
Ovviamente prendiamo quest’ultima direzione e incamminiamoci verso uno spiazzo dopo circa 300 mt, dove svoltiamo a destra proseguendo sul sentiero n.30. Arriveremo, dopo alcuni bei passaggi immersi nella vegetazione, ai piedi del rifugio e capanna sociale CAI “Troscione”, base d’appoggio delle numerose iniziative del CAI massetano/grossetano. Possiamo salire il piccolo pendio e fermarci un po’ a riposare sulle comode panche, altrimenti proseguiamo il nostro cammino arrivando in breve alla sbarra che ci separa dalla strada sterrata. Prendiamo la strada a sinistra e risaliamo finché le indicazioni del sentiero 30 ci riporteranno nel bosco, per rientrare nel sentiero che avevamo lasciato per deviare verso il Troscione. Adesso siamo già nel versante orientale del Poggione, chiamato Fonte a Canale, sede tra l’altro dell’omonima fonte. Il sentiero si fa in salita per guadagnare metri, con il Poggio di Montieri ora ben visibile alla nostra sinistra. Dopo una ripida e breve salita, proseguiamo dopo uno spiazzo alla nostra destra libero da dal bosco, e sempre seguendo il sentiero arriviamo alla Fonte a Canale, dove dell'ottima acqua ci disseterà. Nei vecchi abbeveratoi in cemento, sarà facile scorgervi all'interno qualche rospo o tritone. Torniamo indietro giusto di qualche passo ed imbocchiamo il sentiero in salita dentro il bosco, all'inizio più ripido, poi in seguito sale a mezzacosta il versante sudest del Poggione. Arrivare in vetta non sarà difficile, basta sempre salire in alto! In ogni caso, osservando in alto alla nostra sinistra mentre saliamo, appena vedremo le vegetazione che finisce, possiamo tranquillamente tagliare in salita ed andare diretti verso la vetta. Qui non ci sono sentieri segnati, siamo in mezzo al bosco, tuttavia la direzione è molto intuitiva da seguire. Dalla vetta del Poggione (916mt) la bellissima visuale spazia a 360°, andando, in senso orario, dal poggio di Montieri, Boccheggiano, Monte Amiata, Sassoforte, Roccatederighi, Prata, Follonica e Massa Marittima, Piombino e Isola d’Elba, Monterotondo, Monte Santa Croce, Le Cornate e Gerfalco.

Il Poggione, visto dal Poggio di Montieri
Riscendiamo dal Poggione fino a quota 820mt in corrispondenza di un crocevia di sentieri, chiamato Ancisa.  Il nostro tour prosegue semplicemente attraversando la sterrata e proseguendo sul sentiero segnato, in direzione del Poggio della Croce. Scollettiamo su un primo poggetto, poi scendiamo di nuovo passeggiando nel bosco fino ad una nuova decisa risalita, che ci porta alla croce, a circa 850mt di altitudine, dove la vista verso Prata è adesso molto suggestiva. Non da meno sono comunque le altre vedute, pressoché simili a quelle precedenti sul Poggione. Adesso, seguendo la traccia gps, facciamo una piccola deviazione, scendendo un po’ sul fianco destro del poggio e immettiamoci nel bosco dove, se siamo bravi, noteremo subito i ruderi della piccola caserma utilizzata come postazione dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Di fronte alle mura, interrata ma ben visibile, una cisterna d’acqua. E’ strano l’effetto, perché apparentemente non sembrano esserci vie d’accesso verso questo rudere, che immerso nel bosco sembra sia stato calato di proposito dall’alto. Ritorniamo indietro alla croce e scendiamo direttamente sul ripido versante orientale del Poggio, già affrontato in occasione della “via diretta”. Anche osservando la traccia gps, ma andando anche secondo logica, superiamo il breve lembo di bosco che ci separa da una nuovo pendio erboso meno ripido ma con una diversa angolatura di visuale verso Prata. Dove il bosco sembra ricominciare, spostiamoci rapidamente a destra per andare a imbeccare una vecchia traccia di sentiero che ci riporta sulla pista da seguire per la nostra ultima destinazione, la Buca del Gallo!! Si tratta di un’apertura naturale nel terreno, con un’area sotterranea non molto ampia e con un dislivello totale di 7 metri. Informazioni più dettagliate di carattere tecnico le possiamo trovare anche al seguente link.

I ruderi della casamatta tedesca
Come già descritto nel post specifico per questa destinazione, una volta immessi in questa sentiero percorriamolo fino all’apparente fine, giriamo a sinistra, superiamo un fossetto e manteniamoci sulla sinistra seguendo la traccia di sentiero nel bosco, che poco dopo, alla fine di una breve discesa, confluirà perpendicolarmente in un altro più largo sentiero, intorno al km 12,5. Svoltiamo a sinistra in discesa su questo nuovo sentiero che abbiamo incrociato. Si tratta di un vecchissimo sentiero non più usato, tanto è vero che in alcuni punti la vegetazione ostruisce il passo costringendoci a deviazioni laterali. In ogni caso, dopo soli 100mt di discesa, sulla nostra destra potremo scorgere benissimo “un’accenno” di sentiero che sale leggermente in mezzo a delle piante di pungitopo. Osservando davanti a noi, non sarà difficile scorgere la zona dove gli alberi si diradano, in corrispondenza di un’ampia radura, la sommità della cresta sudovest del Poggio della Croce, libera dal bosco. Costeggiamo aggirandoli i pochi alberi presenti sulla nostra destra e, dopo poche decine di metri, arriveremo di fronte alla Buca del Gallo! La vecchia scala appoggiata serve per scendere il primo dislivello, poi, per chi se la sente… In alternativa potremo comunque goderci un bel panorama verso Prata e verso il mare.

La Buca del Gallo !!!
Dalla Buca del Gallo torniamo a ritroso sul sentiero già fatto, fino a tornare nel punto dove eravamo discesi dal Poggio della Crocina, e adesso proseguiamo invece scendendo. Arriveremo in prossimità di un campo quasi interamente coperto da lunghe ed intricate piante di ginestra. Scendiamo nel campo ma aggiriamo le ginestre sulla sinistra, saliamo sul greppo (di fatto uscendo dal campo) e, pochi metri dopo, noteremo sulla sinistra un sentiero che scende decisamente in direzione di un fosso. Prendiamolo e, dopo aver superato il fosso, continuiamo la discesa fino ad arrivare in una grossa pozzanghera di fango, in corrispondenza di una vicina strada sterrata. Si tratta della "panoramica", un sentiero che sale a mezza costa il versante sudest del Poggio della Crocina. Prendiamolo andando a sinistra e percorriamolo completamente fino al bivio con il sentiero segnato n.30. Adesso svoltiamo a destra e scendiamo per la ripida discesa, chiamata "la Viva".  In fondo alla Viva, saremo tornati all'incrocio con il sentiero n.27 percorso già in mattinata. Da qui facciamo infine rientro a Prata.

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